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intelligenza artificialeRobot e androidi hanno invaso da tempo le scene dei film di fantascienza. Eppure, oggi, tutto ciò non sembra essere lontano dalla realtà: l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante e il futuro pare essere arrivato.

Il concetto di Artificial Intelligence, tuttavia, non è così futuristico: già negli anni ’50 si parlava di machine learning ossia di algoritmi che permettessero a un computer di imparare dai dati per prendere poi decisioni e fare previsioni.

Negli anni ’80, invece, la tecnica del deep learning aveva introdotto una serie di metodi, strutturati su diversi livelli di astrazione, per simulare l’apprendimento della rete neurale umana. Oggi il nuovo obiettivo è quello di fare in modo che le macchine pensino e agiscano umanamente.

Secondo la definizione dell’informatico John McCarthy, parlare di intelligenza artificiale significa riferirsi a

una macchina che si comporti in tal modo che sarebbe chiamato intelligente se fosse un umano a comportarsi così.

Intelligenza artificialeSi possono individuare almeno tre livelli di complessità nell’uso dell’intelligenza artificiale:
  1. Automazione: in cui la tecnologia permette di utilizzare macchinari connessi al Web, con comportamenti strutturati in anticipo e in grado di comunicare con macchine e uomini.
  2. Interpretazione: dove è possibile l’analisi complessa e l’interpretazione, in tempo reale, di grandi quantità di informazioni non strutturate.
  3. Previsione: che permette di identificare scenari possibili a partire da conoscenze non elaborate.

Un esempio concreto e sensazionale degli ultimi risultati ottenuti nell’artificial intelligence è offerto da Boston Dynamics, una società di ingegneria e robotica, acquistata da Google nel 2013. Uno dei suoi prodotti più avanzati, in questo settore, è Atlas, un robot bipede. Le sue notevoli capacità lo hanno reso fin da subito degno di attenzione. Atlas riesce a spostare pacchi, muovendosi in autonomia sia all’interno degli edifici, sia all’esterno su terreni sconnessi, può arrampicarsi e riesce a farsi spazio in qualsiasi ambiente, grazie a un’ottima coordinazione degli arti. Resiste agli urti e si muove con estrema agilità, riuscendo a mantenere un notevole equilibrio anche nelle situazioni più precarie.

Inoltre dimostra doti da vero ginnasta: riesce a eseguire addirittura un salto mortale all’indietro!

A ben guardarlo, Atlas possiede una corporatura simile a quella di un uomo: è alto 1,75 m per ben 82 kg. Le gambe sono state stampate in 3D, per dare maggiore compattezza e leggerezza, è dotato di mani prensili mentre tutto il suo corpo ricorda da vicino la struttura umana.

Intelligenza artificiale

Vi è poi Sophia, l’androide progettato da Hanson Robotics di David Hanson, presentata nell’ultima versione al Web summit di Lisbona. Sophia somiglia in modo impressionante all’essere umano. Infatti è realizzata con una speciale gomma siliconica e può replicare ben 65 espressioni facciali.

Il software di intelligenza artificiale le permette di dialogare tranquillamente con le persone, ricordando il contenuto delle conversazioni precedenti e riconoscendo le espressioni facciali.

La sensazione che dà Sophia è quella di avere a che fare con una macchina autonoma e senziente, non più con un programma.

Dallo sviluppo di queste tecnologie nascono però nuove battaglie etiche, riguardanti il nostro rapporto con le macchine. C’è chi guarda con ammirazione ai risultati ottenuti nell’automazione, ma c’è anche chi immagina già inquietanti scenari apocalittici in cui le macchine avranno preso il controllo.

Tra questi ultimi, capeggiava anche il noto astrofisico Stephen Hawking, che senza allarmismi aveva messo in guardia dai possibili pericoli derivanti dall’abuso dell’A.I.

Anche Elon Musk, fondatore di Tesla e SpaceX, ha sposato questa causa: ha sponsorizzato il documentario “Do you trust this computer?” di C. Pain. Qui, Musk afferma che non ha importanza se

“l’intelligenza artificiale sia malvagia, se ha un obiettivo e l’umanità sembra essere di ostacolo, distruggerà l’umanità senza nemmeno pensarci, come noi distruggiamo una colonia di formiche se dobbiamo farci passare sopra una strada”.

Se il lato oscuro dell’intelligenza artificiale è visto come un dato di fatto con cui l’umanità dovrà scontrarsi, il documentario lascia gli spettatori con una domanda: quanto impiegheranno per superarci le macchine super intelligenti che stiamo progettando?

Ma soprattutto… tu da che parte stai?